Hikari Kesho

Shibari the Game

SHIBARI

Lo Shibari, meglio noto come Kinbaku è un’antica forma artistica di legatura giapponese che racchiude in sé molti stili ed utilizzi. Il suo stile fa riferimento ad altre forme artistiche tradizionali giapponesi come Ikebana, Sumi-e (pittura con inchiostro nero) e Chanoyu (cerimonia del tè). Tra i vari utilizzi dello Shibari si possono citare: scultura vivente dinamica, pratica meditativa condivisa, rilassamento profondo per la flessibilità del corpo e della mente, una forma di scambio di potere, e costrizione erotica.

Nello Shibari (l’atto di legare qualcuno) il Nawashi (artista della corda, ossia colui che
esegue la legatura) esegue disegni e forme geometriche che creano un meraviglioso
contrasto con le curve naturali ed i recessi del corpo femminile. La consistenza e la
tensione delle corde creano un contrasto visivo con la pelle liscia e le curve,
sottolineando la morbidezza delle forme corporee. La modella diventa come una tela,
e la corda è il colore ed il pennello. Questo contrasto viene ulteriormente enfatizzato
dall’utilizzo di modelle dalle forme giunoniche, le cui curve generose compresse dalle
corde creano forme e giochi di luci ed ombre ancora più evidenti.

Dai tempi antichi le cerimonie religiose in Giappone hanno sempre incluso corde e legamenti per simboleggiare le connessioni tra umani e il divino, oltre che per demarcare lo spazio ed il tempo del sacro.

La vita quotidiana era in un certo senso mantenuta da legacci. Basta pensare al Kimono, che non ha bottoni o ganci, ma viene chiuso avvolgendo intorno al corpo lunghe fasce di stoffa. Le armature dei militari erano composte di tasselli di legno laccato e legati tra loro in modo elegante. I doni venivano avvolti in modo elaborato e legati con ricercatezza, e queste convenzioni vengono mantenute ancora oggi. Gli oggetti vengono avvolti in modo grazioso e funzionale nel Furoshiki (panno quadrato), ed i pacchi vengono ornati con Mizuhiki (ricercatissime legature di spago di carta) in modo che la confezione sia gradevole anche alla vista.

L’arte della legatura giapponese è stata perfezionata nel corso dei secoli, dapprima come costrizione e successivamente anche come ornamento del corpo, e la pressione esercitata dalla corda può anche utilizzare alcune tecniche dello Shiatsu.

La legatura viene eseguita con diverse corde, ognuna delle quali assolve ad un compito preciso, e ciascuna contribuisce all’effetto globale. Ogni nodo ha il suo significato storico e tutti traggono origine dallo Hojo-jutsu (l’arte marziale dell’immobilizzazione dei prigionieri). Esisteva anche una forma di legatura per i prigionieri nobili in cui non veniva usato alcun nodo, ed il prigioniero non si liberava per non venir meno al proprio onore.

STORIA

In origine lo Shibari è nato in Giappone come una forma di incarcerazione dal 1400 al 1700. In quei tempi, la polizia ed i Samurai lo usavano come forma di prigionia. La corda assolveva a molti compiti e non veniva utilizzata solo per legare i prigionieri o per fissare l’armatura, ma anche per fissare la sella o per impastoiare i cavalli.

In Giappone non esistevano prigioni e le risorse di metalli erano scarse, in compenso abbondavano le funi di canapa e iuta. Di conseguenza veniva usata la corda per immobilizzare i prigionieri. Questa pratica è all’origine dello Hojo-justu e di alcune altre arti marziali. Anche ai nostri giorni, in Giappone la polizia tiene nei furgoni un fascio di corda di canapa in caso di necessità.

Secondo la tradizione del periodo Edo (1600-1868), quattro colori (blu, rosso, bianco e nero) erano associati in modo prestabilito alle stagioni, ai punti cardinali, ed alle quattro creature cinesi guardiane delle direzioni (drago, fenice, tigre, e tartaruga). Il colore della corda cambiava in base alla stagione, ed il prigioniero veniva immobilizzato verso la direzione corrispondente al colore ed alla stagione. Alla fine del periodo Edo, I colori furono ridotti a due, bianco ed indaco.

La canapa veniva utilizzata per le corde di uso comune, mentre si usava la seta per le esercitazioni, che venivano fatte su manichini di paglia.

L’onore degli antichi Samurai era basato sul modo in cui si prendevano carico dei loro prigionieri, e la tecnica con cui il prigioniero veniva legato dimostrava l’onore e lo status del Samurai.

C’erano quattro regole nello Hojo-jutsu:
1. Non lasciare che il prigioniero si liberi dalla legatura.
2. Non causare danni fisici o mentali.
3. Non mostrare ad altri le proprie tecniche.
4. Eseguire una legatura esteticamente pregevole.

Alla fine del 1800 ed agli inizi del 1900 si sviluppò una nuova forma di Hojo-justu. Questa fu chiamata Kinbaku (arte della legatura erotica).

LA CORDA

Per queste fotografie si è scelto di utilizzare solo i due materiali tipici della tradizione giapponese: la corda di canapa e il bambù.

La finitura di una corda di canapa è un processo che richiede un notevole dispendio di tempo se eseguita in modo corretto. Prima di tutto la canapa deve essere bollita ed asciugata con cura, dopodiché vengono bruciati i filamenti ruvidi che fuoriescono dalla corda. Infine la corda viene frizionata con olio di visone. Alla fine di questo procedimento si ottiene una corda che fornirà una sensazione tattile simile allo sfregamento sulla pelle di una maglione di lana Shetland, sensuale ma ruvida.

Dopo queste operazioni di finitura, la corda di canapa raggiunge il perfetto equilibrio di consistenza, sia ruvida che soffice, ed ha un gradevole aroma di erba appena tagliata. La corda di canapa non si allunga come le trecce di nylon o polipropilene, e mantiene il nodo in modo eccellente. Ha anche una minore tendenza a produrre abrasioni da sfregamento rispetto alle corde sintetiche.

Sia la corda da 8mm che da 6mm vanno bene per le legature del corpo come la bardatura del busto o pelvica, legatura del seno e cavigliere o polsiere. Le lunghezze standard sono generalmente di 8 metri per la bardatura del busto/pelvica e 4 metri per polsiere o cavigliere. Poiché tutte le modelle fotografate sono molto abbondanti, la lunghezza standard è stata sensibilmente modificata per adattarsi alle diverse misure di ciascuna modella.

LA CANAPA

La canapa è comparsa in Giappone nel periodo Jomon del neolitico (dal 10,000 al 300 a.C.). Il termine stesso Jomon significa "disegno di corde" che erano sicuramente fatte di canapa. Con l’andare del tempo la canapa si è adattata al clima giapponese e si è diffusa in tutto l’arcipelago. Anche nell’isola settentrionale di Hokkaido, gli indigeni Ainu durante il periodo Yayoi (attorno al terzo secolo d.C.) realizzavano i loro costumi colorati con questa fibra.

Durante l’era feudale, la coltivazione della canapa fu incoraggiata dai Daimyo (signori feudali). La canapa (insieme alla seta per la classe dei ricchi Samurai) rimase la fonte primaria di fibra tessile per l’abbigliamento fino al 17° secolo, quando fu introdotto il cotone. Ha continuato ad essere usata per diversi scopi, come le cinghie dei Geta (sandali alti di legno), e le corde.

Anche lo Zen, la parte meditativa del Buddismo con richiami Taoisti, è stato influenzato dalla canapa. I Samurai e gli studenti che ne seguivano la dottrina hanno tratto ispirazione dalla canapa in arti come l’Haiku (brevi poesie), Aikido (un’arte marziale), Kyudo (tiro con l’arco) e Chanoyu (cerimonia del tè).

Durante il Dohyo-iri (l’elaborata cerimonia dell’ingresso del lottatore di Sumo sul ring), lo Yokuzuma (campione in carica) porta una corda gigante di canapa attorno alla sua ampia cintura per purificare il ring ed esorcizzare gli spiriti maligni.

IL BAMBÙ

L’uso del bambù è culturalmente naturale per i Giapponesi. Il bambù ha avuto un ruolo fondamentale nella società giapponese fin dai suoi inizi. Forte, leggero e flessibile, è stato utilizzato in vari modi. Al di là dei suoi utilizzi principali, viene anche usato nelle legature Shibari più elaborate.

Nei siti archeologici di Honshu e Kyushu sono stati rinvenuti pettini e cesti di bambù del periodo Jomon (dal 10,000 al 300 a.C.). Questi ritrovamenti provano che il bambù cresceva già in larga parte del Paese e veniva utilizzato. Si ritiene che i germogli di bambù vennero introdotti come fonte alimentare in quel periodo. Siti del periodo Nara (710-794) indicano che veniva utilizzato per costruire supporti per pennelli da scrittura e strumenti musicali come il Shakuhachi (flauto giapponese).

Durante i periodi Kamakura e Muromachi (1192-1573), il bambù fu usato anche per produrre archi e frecce. Il bambù venne usato come materiale principale nello stile architettonico Sukiya-Zukuri che fece la sua comparsa dopo i periodi Azuchi-Momoyama (1573-1603) ed Edo (1600-1868). Anche gli utensili per il Chanoyu (cerimonia del tè) vengono ancora realizzati con diversi tipi di bambù.

SHIBARI E SHIATSU - IKEBANA

Lo Shibari è il risultato degli effetti della legatura nel senso che tutti intendiamo (espressione di potere, perdita delle difese), ma anche bellezza ed estetica (si può paragonare all’Ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori vecchia di 7 secoli) ed un massaggio piuttosto intenso effettuato dalle corde e dai nodi, molto simile alle tecniche di agopuntura ed allo Shiatsu (una tecnica giapponese di massaggio).

L’arte di disporre corde e nodi sul corpo della modella con un forte senso estetico riflette l’eredità culturale dell’Ikebana, evidenziando caratteristiche come sensualità, vulnerabilità e forza. D’altro canto, lo Shibari non è altro che un monumento statico.

Il concetto di posizionare I nodi per stimolare I punti anatomici di pressione deriva dallo Shiatsu. Un Nawashi esperto può utilizzare le sue conoscenze di massaggio e dei punti di pressione per far cadere i nodi nei posti giusti. Ci sono influenze ed effetti incrociati tra Shibari e la filosofia medica orientale dell’energia Ki, dei meridiani, e trusbo (punti di pressione), usati nello Shiatsu e in altre tecniche di Bokam (medicina orientale tradizionale).

 

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